Lorenzo Vantaggiato
E qualche volta
tra qualche stranita estate
ricorderemo le spiagge assolate
e le biciclettate
tra scrasce e muretti a secco,
quando tutto era una conquista
di dune di sabbia
e castelli incantati sulla rena,
giochi di palla
e storie di insoliti tipi di paese
al grido di guerra
d’un capitano nei secoli fedele,
mentre indietro c’era chi sapiente
preparava panini e merendine
per i soldatini al ritorno
da coraggiose missioni.
Saremo spettatori di un film
che non sa fermarsi alla scena finale
e sempre ricomincia
da quei tre bambini, quel pomeriggio
d’autunno di vent’anni fa.
Nel futuro, una poesia di lacrime
incisa
sola resta a cantare ninna nanna
per chi, mai cresciuto
ancora sogna dietro una finestra
nella pioggia e nella neve
di tornare a quella spiaggia
di magia
nel mese lento di conti e fatture
che non riesce a finire.
Ma il capitano stanco in un angolo
siede a fissare un punto senza fine,
e i rifornimenti stavolta
non arriveranno più.
Ed adesso che di quei soldatini
uno è caduto,
quei due bambini li vorrei portare
a spasso con me,
prenderli per mano e come un padre
guidarli nell’ennesima missione...
Ma questo muto film è lì che gira
al di là d’un sudicio vetro,
lento eppure allegro
e già tenace
nel rendere i nostri cuori
cimiteri di una sola croce.
Ed ogni santo Natale,
ogni santa Pasqua,
ogni afoso Ferragosto,
ogni inizio d’estate
la nostra sola missione sarà
di restare impassibili
davanti a quella croce,
la mano nel saluto
come fanno i veri soldati,
ed al capitano ed alla compagna
reggere il bastone di quella mesta
camminata
nel sole e nel pianto,
nella pietà e nella nebbia.
Ciao, compagno, so long.