L'IMPERATORE DEL MIO CUORE

(Il Re Cremisi)

Lorenzo Vantaggiato

Luglio 2002

 

 

 

I

 

Chi dal cielo potrebbe udirmi di lui

se beltà urlassi quando la mente

ripudia simil concerto di follia?

Dimmi mio angelo,

se stringerò ancora quella mano

tra i palmi tremanti di velluto;

gratterò quel corpo irsuto

d’odoroso sì tenero ammanto?

 

Se tu non sei qui, la voce trema

e già gracchia come su vecchio nastro.

Ancora un minuto di non-estate,

mio cadetto: in sogno

ti abbraccio

mentre schiena maschia volgi al tuo orsetto.

E questa palude calda di noia

riprende sensazioni

di spiagge mai lasciate dalla mente,

di carezze di sole

cercate ad occidente.

 

 

II

 

Ma ahimè non è che un tonfo a cadere:

spento sole di carta, buchi neri

tutta la luce che possono

che inghiottono in disperato riflesso

sono questi occhi che videro un uomo

tanti anni fa, era di terrore un'idea

o solo andati oltre frontiera?

Brillava di passione,

non aperto quel libro da leggersi

da occhi di breve vita

e tesoro che non si rivelava

che in scoppi di pianto

lacrime lievi.

 

 

Ora quel vento

a sospingere fiamme

proprio non arriva più qui,

siamo sospesi in paura incombente.

Quel tanto è vero, amore

quando ci sfugge

sublima di decadente piacere

la tenera uniforme.

 

“This tender gear of decadent lust...”

 

I saw this man a long time ago

many years already,

was I an idea of terror

or just gone beyond borders?

He gleamed with passion,

unopened book to be read

by short-lived eyes

treasure that’d not reveal

but in bursts of crying

soft-spoken tears.

 

Now this wind, pushing flames

just doesn’t make it here,

we’re suspended

in lingering fear.

This much is true, love

when escaping us

sublimates this tender gear

of decadent lust.

 

But he once had this vision

he could become king

of a fantasy;

you know it gives you

the things you don't have.

He dreamt he had this prince

waiting for him

in a foreign land.

 

Now I'm here, my eyes

nothing but black holes

devoid of their sun

my head lost in a

confusion epitaph.

 

  

“Pleased to fly...”

 

Now the wind just doesn’t make it here,

pleased to fly we quickly forget

the way we appeared on this land.

First we were stuck, then took off

to the sound of retreating, ethereal drums.

Past the mountain, down to the valley falling

we found a moon hanging by a thread.

And we took it in our wombs.

Alas, this is really the place to retreat to

flighty souls never looking for an anchor,

already yearning for respect.

 

 

III

 

Quando si uccide un amore lontano

uno specchio vuoto da opposto specchio

riflette chi non sei più.

E sei scoperto.

Come falco uccellino

stringi in mani di cristallo fragile

appassite rose, petali come

magli d'acciaio sminuzzi e riduci.

D'anemica luce le stelle gioco

effettuano, tu affronti ultimo il sole,

Alce Nero.

Sparisce nel vento tumulto greve

per effetto di una tempesta.

Su tetre montagne in New Hampshire,

gli errori e le battaglie d’un passato

si sciolgono con l’ultima neve.

Perché insistere in corse, beghe?

 

 

IV

 

Ahimè non è più che un tonfo a cadere:

già si spegne questo etereo cielo

dove nelle nuvole

nudi camminavamo,

privi del loro Creso

buchi neri quest’occhi prigionieri

d’un esilio sospeso,

orbi d’un sole rosso acceso

che già li rese teneri misteri.

Tu che nel teorema della vita

sei l’ennesima premessa, confermi

il pendolo: il volto mio rappreso

oscilla tra estremi d’odio e d’amore,

di allegria e di tristezza,

appartengo-non appartengo

dove è casa se non dentro un’opaca

vetrina che nasconde

un dispiacere da poco.

Ma quelle orbite tra occhi e pendolo

diventano pesanti,

disperando di brillare azzannano

la poca, ineffabile luce.

Ed il nero riduce

il re cremisi, già assiso sul trono

d’un lucente marmore,

dell’anima sospesa tomba.

 

 

 

Copyright 2002 by Lorenzo Vantaggiato

 

 

 


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